Storia e arte

I paesi di montagna sono i custodi di piccoli gioielli di storia, architettura, cultura

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  1. Valle dei Forni
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La Valfurva si apre a oriente della conca di Bormio e si addentra per circa 25 km nel gruppo alpino dell’Ortles-Cevedale, un grandioso anfiteatro di vette, tutte oltre i 3.500 m s.l.m., che dal Tresero al Cevedale racchiude il più esteso ghiacciaio delle Alpi italiane, il ghiacciaio dei Forni.


Santa Caterina


È la località turistica d’eccellenza che pur mantenendo in vita attività economiche legate all’agricoltura montana e all’allevamento, affiancò dalla seconda metà del XIX secolo, le prime attività legate al settore turistico: l’alpinismo e le cure con le salutari acque ferruginose. Il primitivo toponimo "Magliavaca" starebbe a ricordare la pericolosità dei terreni paludosi della piana e rimase in uso per molti secoli.


Tra il XVII e il XVIII sec. si trova citazione del nuovo nome S. Caterina dovuto probabilmente alla "miracolosa scoperta" delle fonti di acqua ferruginosa ad opera del parroco Baldassarre Bellotti. Nell’ottocento il Grand Hotel S. Caterina offrì una comoda base ai primi alpinisti, inglesi e tedeschi, che scalarono le affascinanti montagne che coronano la Valfurva, oltre che essere una comoda e raffinata dimora per le élite di tuta Europa che sceglievano le cure con le celeberrime acque curative ferruginose. Il turismo, allora agli albori, diverrà poi il settore economico trainante per l’intera vallata tanto da rendere la frazione una vera destinazione di eccellenza sia in inverno che in estate.

Uzza e Teregua


Salendo la Valle il primo paese fuori Bormio è Uzza, nome che pare derivi dalla conformazione aguzza, a conoide che ospita il piccolo abitato. Le origini sono molto antiche, tracce della piccola chiesetta risalirebbero all’VIII secolo d.c. e certamente il paese è sorto lungo la via di comunicazione tra il bormiese e i territori camuni e trentini. In zona più soliva si trova Teregua, terra sorta “tra le acque” cioè tra il corso di due torrenti.

San Nicolò


Sede del municipio: da qui parte la strada che porta a Madonna dei Monti e in Val Zebrù, la valle più famosa per le escursioni nel Parco Nazionale dello Stelvio insieme alla Val Cedec, la Valle dei Forni e la valle del Gavia che coronano tutta la Valfurva con vette che superano i 3.000 mt di altitudine. Sulla strada provinciale che collega le due frazioni di S. Nicolò e S. Antonio, oltre alla sede municipale, si trovano i principali servizi come la farmacia, la banca, l’edicola e negozi di generi vari.

Madonna dei Monti e San Gottardo


Piccoli nuclei abitativi lungo i pendii solivi della Reit all’imbocco della Valle Zebrù si sono sviluppati probabilmente quando le famiglie salite dal fondovalle poco alla volta hanno reso stabile la permanenza nei maggesi.

Sant'Antonio


Antico Furva o Furvaplana, da cui l’attuale Valfurva: sede delle Scuole, della biblioteca, del Museo etnografico Vallivo e del centro visite del Parco Nazionale dello Stelvio.

Museo Vallivo Testorelli


Il Museo Testorelli e il centro visitatori del Parco Nazionale dello Stelvio custodiscono testimonianze della lunga e interessante storia della Valfurva. Gli edifici attigui costituiscono il polo culturale della Valfurva. Sono visitabili tutto l'anno e ospitano numerosi laboratori e attività per le famiglie.

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Acquateca - La Fonte a Santa Caterina


S. Caterina Valfurva anticamente si chiamava Magliavaca a causa dell’ampio pianoro paludoso e ricco di acque che caratterizzava la confluenza da due importanti torrenti il Frodolfo e il Gavia. Tra queste acque vi era anche una sorgente di acqua ferruginosa potabile e tra le più ricche di minerali che la rendeva molto acidula e frizzantina tanto da attirare l’attenzione di medici ed estimatori.

Dalla fine del '700 Magliavaca diventò S. Caterina proprio in onore delle proprietà curative dell'"Acua Forta" e nell'800 si sviluppò una fiorente economia legata alla presenza di questa benefica sorgente. Oggi vogliamo ricordare e celebrare le acque "miracolose" e potabili di S. Caterina e delle tante sorgenti che sgorgano in ruscelli e fontane della Valfurva grazie ad una piccola mostra fotografica allestita all’interno della Acquateca di Santa Caterina.

Il caratteristico edificio a forma ottagonale accessibile da Via Magliaga – zona La Fonte è aperto a cura della Proloco e offre un breve excursus della storia e della fama dell’acqua ferruginosa di S. Caterina e presenta all’interno una fontana di acqua potabile.

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